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La Stadera
di Ruggiero Rutigliano·3 mesi fa·4 min di lettura

NONOSTANTE TUTTO

Stadera n. 168 - Mag/Giu 2026

In ricordo di Giuseppe Ricatti, nostro parrocchiano.

Come redazione abbiamo deciso in relazione all’anniversario della morte di Giuseppe Ricatti, nostro compianto parrocchiano, nato al cielo il 17 maggio 2014, di intervistare una sua amica Donatella Bruno che, pur avendolo conosciuto nei suoi ultimi anni, ha voluto lasciare un ricordo profondo, carico di fede e speranza.

1.Il primo ricordo che hai di Giuseppe.

Il mio primo ricordo di Giuseppe è proprio in chiesa, durante la messa mentre suonava. E la cosa più bella poi di lui è sempre stato il suo gran sorriso. Ma il ricordo più vivido e impressionante e più forte che ho in realtà, a parte quest’ultimo che ho citato poco prima, è stato quando, credo nel Natale del 2013, se non erro, con tutto il gruppo della parrocchia siamo andati a casa sua, poco prima di Natale, a cantare la Santa Allegrezza. Ed è stato lì che poi ho avuto un incontro, direi più “intimo” con Giuseppe, perché prima lo vedevo semplicemente in parrocchia che suonava con la chitarra, mentre quel giorno andammo a casa sua per incontrarlo più da vicino; Giuseppe non stava bene e con tutto il gruppo cantammo la Santa Allegrezza. E quindi quello è il primo ricordo più forte che ho di Giuseppe, è stato un bellissimo momento."

2.Cosa hai intravisto di buono in Giuseppe?

Alla tua seconda domanda, cosa ci avesse di buono Giuseppe, è stata proprio la sua grande fede che, nonostante tutto quello che stava passando, non solo aveva una grande fiducia in Dio, ma proprio la gioia, il sorriso, la sua grande speranza, nonostante tutto. E quindi questo mi ha sempre molto colpito e tutt'ora è questo il ricordo indelebile che ho di Giuseppe.

3.Giusppe ha poi scritto un libro, “Vuoi l’arancia?”. Se l’hai letto, cosa ti ha comunicato Giuseppe in questo libro?

Nel libro la cosa che mi ha colpito è che emerge proprio tutta la sua speranza, la sua fede in Gesù. Giuseppe racconta il suo vissuto ed è qui, in ogni parola, fa emergere proprio quel senso di gioia e di speranza, ripeto, nonostante tutto quello che stava passando a causa della sua malattia. E in particolar modo la sua fede. Tant'è vero che ricordo anche quando lui ascoltava la musica durante la terapia, pregava, e tutto questo gli dava speranza e sollievo. Da questa sua testimonianza poi abbiamo organizzato anche un evento insieme che riguardava, appunto, come la preghiera e la meditazione lo aiutassero a sopportare il dolore, a stare meglio. E questo emerge proprio nel suo libro: l'importanza della preghiera.

4.Gli ultimi giorni della vita di Giuseppe…

Con Giuseppe ci siamo scritti fino agli ultimi giorni della sua vita. Giuseppe mi raccontava dei dolori che provava, però aveva grande speranza, ma non la speranza di guarire; infatti diceva sempre: 'Sia fatta la volontà del Signore'. E lo diceva sempre, comunque sia, con la massima serenità, e quindi questa cosa mi ha sempre stupito, perché fino all'ultimo nei suoi messaggi parlava di amore, parlava di gioia, diceva: 'Tanto Lui mi sostiene'. E credo che questa sia la testimonianza più grande che lui ha potuto lasciarci: nonostante tutto c'era fede, c'era gioia, anche nella sofferenza, e questo era sicuramente dato per l'amore profondo e la sconfinata fiducia che Giuseppe stesso nei confronti di Dio.

5.Cosa possiamo fare oggi per noi prendendo spunto dalla vita di Giuseppe?

Giuseppe pregava tanto, pregava in continuazione e la sua vita era preghiera. Quindi Giuseppe ci insegna attraverso il suo libro e ci ha insegnato poi attraverso la sua vita l’importanza della preghiera continua e della fede. Perché poi alla fine la cosa che mi porterò nel cuore è proprio la luce dei suoi occhi, questa grande luce che era originata dalla sua fede in Cristo. Quindi il suo insegnamento è questo: pregare con il cuore, con tutto se stesso, affinché il Signore possa starci accanto nei vari momenti della vita e che davvero il Signore ci ascolta.


Ruggiero Rutigliano

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