Intervista a Mons. Leonardo D’Ascenzo
“Uno sguardo positivosulla realtà… Il mio modo di vivere il servizio sacerdotale”
Eccellenza, al termine di questo primo anno di ministero pastoralepresso la nostra diocesi, può dirci quali risorse ha intercettato e che secondolei costituiscono un prezioso punto di partenza per operare sul territorio?
La relazione umana è sicuramente laprima caratteristica bella, importante che ho potuto riscontrare. La capacitàdi entrare subito in una familiarità affettuosa, confidenziale che rende tuttopiù immediato, più facile. Da un punto di vista ecclesiale, come ho già avutomodo di dire altre volte, ho trovato una Chiesa viva e vivace nelle sue diversecomponenti. Dal clero, ai consacrati, i laici nei diversi ministeri. Una Chiesaviva e vivace nelle diverse realtà associative, gruppi, movimenti. Questequalità non riguardano solo le realtà ecclesiali ma anche altre dimensionipresenti sul territorio. Questi sono sicuramente gli elementi più importanti,significativi, buoni sui quali poter continuare insieme il cammino di questaChiesa diocesana. Mi soffermo soltanto su questi punti positivi perché sono glielementi fondamentali dai quali poter partire per proseguire il camminoecclesiale. Questo è il mio personale modo di rapportarmi alla realtà, il miomodo di osservarla e poi anche il modo di vivere il mio servizio sacerdotale. Ilmotto che ho scelto è “La messe è molta”.Tutti continuano sempre “…ma gli operaisono pochi”. In realtà ho fatto mia una lettura proposta da papa Francesconel suo primo messaggio nella Giornata di Preghiera delle Vocazioni. Il SantoPadre ha preso questo passo presente sia nel Vangelo di Matteo che nel Vangelodi San Luca, fermandosi sulla prima parte del passo. È necessario uno sguardopositivo. Non che poi gli aspetti di fatica non ci siano e vogliamo chiudere gliocchi davanti ai problemi. Sono però convinto che per affrontare gli aspetti difatica è necessario aver chiaro gli elementi positivi. Solo in questo modopossiamo comprendere come procedere e quali aspetti di fatica affrontare.
I giovani costituiscono un aspetto importante ma anche problematicodella nostra realtà. In che modo la Chiesa pensa di accompagnarli attraverso lesfide di oggi?
Intanto quello con i giovani è unpercorso bello. Il solo pensiero mi carica di entusiasmo. Quello di farsivicini come adulti, come Chiesa per accompagnarli non è un impegno facile etanto meno scontato. Non sappiamo nemmeno quello che ci aspetta. Stiamocomunque procedendo attraverso questo percorso e il primo passo compiuto è statoquello di mettermi personalmente in ascolto dei giovani. La prima volta che liho incontrati in modo ufficiale è stata l’estate scorsa durante un incontro dipreghiera, prima che partissimo tutti per l’incontro con il papa al CircoMassimo di Roma. In quell’occasione ho chiesto ai giovani di incontrarci unaseconda volta perché parlassero loro e condividessero con me le loroesperienze, osservazioni e ponessero loro delle domande. Abbiamo avuto inseguito questo incontro e li ho ascoltati. A questo primo ascolto seguirà unincontro per ciascuna città della diocesi per cominciare un dialogo intenso eproficuo con loro. In che modo procederemosu questo terreno verrà fuori da questo dialogo. Non si arriva ad operare conun progetto già fatto e confezionato, da proporre o peggio da imporre. Credoche una cosa importante, non soltanto nei confronti dei giovani, sia lacapacità di offrire un accompagnamento prima di tutto delle singole persone chehanno bisogno di essere prese per mano. In particolare i giovani vanno aiutatia progettare il loro futuro e accompagnati personalmente a fare discernimento.Questo chiede a noi adulti uno sforzo bello ma smisurato. Per l’accompagnamentodelle singole persone, dei singoli giovani servono persone che devonoprepararsi non solo nella disponibilità ma anche nella competenza.
La società oggi più che mai è chiamata a confrontarsi sui temi dellagiustizia e del bene comune. Quale intervento propone la nostra Chiesa localeper promuovere questi fondamentali valori per la nostra società?
Cominciamo col dire che la Chiesanon può non intervenire, non può non interessarsi a quello che è il bene comunee la giustizia che sono principi fondamentali nell’insegnamento della Scritturae del Vangelo. Come agire rispetto a questo tema non può essere calatodall’alto della Chiesa o dal magistero. È importante capire che dobbiamoinnanzitutto crescere attraverso la formazione di noi adulti. Questo percorso nonfinisce mai e soprattutto è fondamentale che si proceda nella formazione allasensibilità verso questi valori tra i più giovani. Come intervenire? Questo èquello che si chiama discernimento e che oggi va fortunatamente molto di moda.Ma il discernimento implica anche che il “come” non è immediatamente chiaro eche va cercato insieme.
L’attualità ci propone il tema dell’immigrazione come un problema. Comesi pone la Chiesa diocesana rispetto a questo argomento e come interviene sulnostro territorio?
La nostra diocesi si è sempre mostrataaperta e disponibile all’accoglienza degli immigrati. Arriveranno a breve dellepersone attraverso dei corridoi umanitari, che noi cominceremo ad accoglierecome Chiesa diocesana. Come Chiesa dobbiamo essere capaci intanto a non lasciarcitrasportare o intontire da certi slogan che non fanno bene a nessuno. Messaggi come“Tutta l’Africa arriva in Europa. Come facciamo?”, oppure “Noi ci chiudiamo aqualsiasi tipo di ingresso, dobbiamo pensare agli italiani”. Questo non èVangelo, né un atteggiamento o un pensiero intelligente. Il magistero di papaFrancesco ci invita ad essere accoglienti con intelligenza. Quello a cui dobbiamopuntare è essere cristiani e ad essere persone con un cuore. Il cuore umano nonpuò essere chiuso all’altro, chiuso a chi è nel bisogno, a chi domandaaccoglienza perché fugge dalla disperazione, a chi sta in mare e rischia lavita. Non possiamo respingere le persone per farle rispedire in questi “campidi accoglienza” che sono campi di altro genere. I campi che si trovano in Libiasono tutt’altro che campi ospitali. Lì ci sono persone che soffrono, chevengono torturate, persone che vengono derubate. Ci sono persone che vengonorapite per richiedere un lauto riscatto. Un cuore che sia umano non può essereindifferente e chiuso davanti a questa disumanità. Il cuore del discepolo diGesù è tutt’altro.
Maria Terlizzi
maryter79@libero.it
Maria Terlizzi
