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La Stadera
di Emanuele Caldarola·2 giorni fa·2 min di lettura

IL VALORE DELLA PACE - L'Italia torna a festeggiare San Francesco il 4 ottobre

Stadera n. 170 - Set/Ott 2026

Dopo quasi cinquant'anni, il 4 ottobre — giorno dedicato a San Francesco d’Assisi — tornerà ad essere festa nazionale. La ricorrenza era stata abolita nel 1977, insieme ad altre festività, nel tentativo di sostenere la produttività economica durante la drammatica crisi degli "anni di piombo".

La decisione, convertita in legge dopo un'approvazione parlamentare quasi all'unanimità, non è casuale: si inserisce infatti nelle celebrazioni per l'800° anniversario della morte del Santo, avvenuta il 3 ottobre 1226.

Il 4 ottobre rientrerà dunque nel calendario dei giorni festivi nazionali, determinando la chiusura di scuole e uffici pubblici al pari del 25 dicembre o del 2 giugno. Tuttavia, gli effetti pratici di questa reintroduzione si faranno sentire a partire dal 2027, dato che quest’anno la data cade di domenica.

Come evidenziato dal cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il ripristino della festività rappresenta un'occasione per riscoprire la figura del patrono d'Italia, simbolo universale di pace, fraternità, solidarietà e cura del creato. Si tratta di valori quantomai attuali in un tempo, quello odierno, lacerato da divisioni, tensioni internazionali e una preoccupante escalation militare.

Anche San Francesco da ragazzo fu attratto dalla guerra: partecipò infatti agli scontri tra Assisi, ghibellina e quindi sostenitrice dell’imperatore, e Perugia, guelfa schierata al fianco del Papa. Fu fatto prigioniero e trascorse un circa un anno in prigione a cui seguì una lunga malattia dovuta alle condizioni di detenzione. Ma proprio l’esperienza della reclusione lo avviò alla conversione spingendolo a mettere gradualmente in discussione gli ideali che fino a quel momento lo avevano guidato. Tornato ad Assisi, il definitivo punto di svolta arrivò nel 1205 presso la chiesetta di San Damiano; lì, davanti a un crocifisso che gli parlò chiedendogli di "riparare la sua casa", Francesco compì la scelta che avrebbe segnato la sua esistenza: spogliarsi di ogni bene materiale per abbracciare una vita fatta di semplicità.

L'auspicio quindi è che l'eredità spirituale e l'esempio del Poverello d'Assisi possano guidare la società civile e la classe politica verso un mondo in cui la ricerca del bene comune prevalga sulle logiche di sopraffazione, sugli egoismi di parte e sulla polarizzazione del dibattito, restituendo centralità a quei valori di fraternità, dialogo ed empatia capaci di ricucire le fratture sociali del nostro tempo e di costruire una pace duratura.

Emanuele Caldarola

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