E SIAMO A CENTO!
Stadera n. 170 - Set/Ott 2026
Celebreremo con gioia il prossimo 18 Ottobre la centesima Giornata missionaria mondiale! Infatti su proposta dell’Opera della Propagazione della Fede, papa Pio XI istituì con lungimiranza nel 1926 la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale, per ricordare a tutti i cristiani, in particolare ai cattolici di tutto il mondo, e quindi te compreso che stai leggendo questo articolo, la loro prima vocazione: esseri missionari, testimoniare e diffondere il Vangelo, come desiderato fortemente da Gesù alla fine della sua missione su questa terra: Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19).

La Sua promessa che resterà con noi tutti i giorni, al versetto successivo, si sta realizzando: lo Spirito Santo ha sostituito Gesù nella storia e vivifica e guida la comunità cristiana continuamente, anche e soprattutto nei suoi momenti più bui.
Non è facile seguire le orme di Gesù: questo ce lo diciamo con verità; soprattutto in un mondo che “rema contro”. Purtroppo non sempre l’accoglienza dello Spirito nella storia da parte dei cristiani e delle loro guide ha cercato di superare le diversità teologiche e culturali, ritrovandoci oggi con grandi e piccole divisioni all’interno dell’intera comunità cristiana.
Per questo il Vescovo di Roma ci propone in questo centenario come tema della giornata e del suo messaggio «Uno in Cristo, uniti nella missione»; ritorna in questo tema il desiderio e le prime parole pronunciate da Leone XIV, appena eletto guida universale dei cattolici: l’unione e la pace.
In questo periodo di spietate guerre, quelle che ormai durano da alcuni anni, come quella di invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina o dell’occupazione da parte di Israele dei territori di Gaza e Libano, o quelle recenti come il conflitto tra U.S.A. ed Iran, il Vangelo di Gesù ci chiede cuori umili ed unificati in Lui. Dio protegge gli indifesi, i poveri e gli umili, come ci ha mostrato Cristo.

Il successore di Pietro ci sollecita nel suo messaggio con queste parole:
In tante situazioni noi assistiamo a conflitti, polarizzazioni, incomprensioni, sfiducia reciproca. Quando questo accade anche nelle nostre comunità, ne indebolisce la testimonianza. La missione evangelizzatrice, che Cristo ha affidato ai discepoli, richiede anzitutto cuori riconciliati e desiderosi di comunione.
Necessitiamo di comunità riconciliate; il termine “Chiesa”, dal greco ekklesía, ci raccomanda di essere in comunione, una comunione che nasce dalla Trinità e che vive della e nella Trinità (dal messaggio del Papa per questa Giornata). Ci crediamo o no in questo? E non solo tra i membri di una stessa comunità, ma anche tra comunità parrocchiali dello stesso quartiere e della stessa città! Siamo come i tralci legati alla vite (cfr. Gv 15,4) e se ci dividiamo, se ci stacchiamo dalla vite-Gesù, e di conseguenza siamo divisi tra noi, siamo destinati a non dare più frutti e a marcire, cioè a non essere pienamente ed umanamente felici, perché solo l’amore autentico e profondamente accogliente dona gioia.
L’amore di Cristo ci spinge ad andare oltre le nostre posizioni ideologiche e politiche, oltre le nostre paure: missione ad gentes, evangelizzare chi non ha mai sentito parlare di Cristo, è un andare oltre i nostri legittimi timori su ciò che non conosciamo. Gli Apostoli ieri ed i missionari di ieri ed oggi hanno superato paure e timori per andare incontro nell’amore verso gli stranieri e i diversi. Non ha fatto così anche Gesù verso i lebbrosi, i pubblicani o la siro-fenicia, addirittura straniera e non ebrea?
Siamo chiamati ad accogliere, nel rispetto delle leggi umane e civili, e ad annunciare il Vangelo ad gentes, con la speranza che i cuori si aprano all’amore, cioè allo Spirito che è l’amore del Padre verso il Figlio e viceversa e l’amore della Trinità per l’umanità.
Il nostro impegno qui, nella nostra terra natìa, seppur diverso nella modalità, è simile a quello dei missionari che partono per terre lontane: testimoniare la relazione vivificante e serena con la Trinità per ciascuno/a di noi, vivere e risplendere dell’Amore. Tutto questo nei nostri ambienti: famiglia mononucleare ed allargata, condominio, lavoro, università, scuola, quartiere e comunità cittadina
Per questo papa Leone XIV alla conclusione del suo messaggio scrive:
Che Egli ci conceda il dono di giovani e adulti disposti a lasciare tutto per seguire Cristo nella via dell’evangelizzazione sino alle estremità della terra!
Ruggiero Rutigliano
