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La Stadera
di Ruggiero Pio Belgiovine·3 min di lettura

DOCUMENTI “ORIGINALI” DELLA BIBBIA? Una breve analisi dalle grotte di Qumran

Stadera n. 166

Stadera n. 166 – Gen/Feb 2026

Destò notevolmente l’interesse della comunità scientifica internazionale la scoperta, da parte di alcuni pastori, di alcune grotte sulla riva occidentale del mar Morto, nei pressi di Gerico, precisamente nella località di Qumran. Qui, tra il 1947 e il 1956, furono scoperti, all’interno di 11 grotte, oltre 900 documenti (sia di materiale papiraceo che pergamenaceo) che conservano testi biblici e giudaici specialmente nelle lingue ebraica e greca. I reperti erano conservati perlopiù in dei vasi sigillati: questi furono nascosti nelle grotte, probabilmente dalla comunità ebraica degli Esseni (una comunità monastica ebraica che viveva nel deserto), proprio per non essere scoperti dai Romani, che conquistarono Gerusalemme nel 70 d.C. 

In una di queste grotte, in particolare, nella settima, sono stati rinvenuti una serie di frammenti piuttosto interessanti. In particolare, ha destato notevole curiosità il reperto denominato “7Q5”, un piccolissimo frustulo papiraceo che, a detta del gesuita e filologo spagnolo O’Callaghan, conserverebbe alcuni versetti del Vangelo di Marco. Se così fosse, il reperto - datato tra la metà del I a.C. e la metà del I d.C. - sarebbe il testimone più antico che possediamo di un Vangelo, peraltro particolarmente vicino alla supposta data di composizione dell’opera marciana (che è il Vangelo più antico). Lo studioso avanza questa ipotesi comparando alcune lettere visibili sul testo a Mc 6, 52-54. Questo passo, a detta dello studioso, era l’unico compatibile con le poche lettere che sono leggibili sul documento. Tuttavia, recenti ricerche hanno portato a rigettare tale ipotesi: le compatibilità, infatti, potrebbero essere molteplici e alcune delle letture del gesuita, peraltro, non sono state accettate. 

Da queste grotte, comunque, sono venuti fuori diversi altri documenti, anche in lingua ebraica, che hanno permesso di retrodatare la nostra conoscenza dei testi giudaici, specialmente perché questi testi sono anteriori all’ufficiale testo masoretico ebraico (quello ufficialmente utilizzato dagli ebrei, risalente al IX d.C., mentre i manoscritti del Mar Morto più antichi risalgono al II a.C.). Tra questi, è sicuramente da menzionare almeno il reperto “1QIsa”, manoscritto in pergamena che conserva l’intero Libro di Isaia in un testo sostanzialmente uguale a quello masoretico. 

In ogni caso, è da ricordare che questi non sono e non saranno mai gli “originali” della Bibbia, in quanto questi testi, trasmessi per via manoscritta per lunghi secoli, hanno subito diverse variazioni per l’attività di copia: ciò tuttavia non toglie assolutamente valore al testo, ma mostra come possa essersi sviluppato il cammino della fede nel tempo. L’antichità di questi reperti può suscitare interesse per tutti coloro che potrebbero essere interessati alla storia del testo biblico, un argomento che potrebbe essere approfondito a dovere in diverse sedi, nella speranza di potersi maggiormente avvicinare al testo biblico (anche con una diversa prospettiva).

Ruggiero Pio Belgiovine

ruggieropbelgiovine@gmail.com

Ruggiero Pio Belgiovine

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