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La Stadera
di Ruggiero Rutigliano·1 settimana fa·5 min di lettura

Binari: due rette parallele che si incontrano?

Stadera n. 168 - Lug/Ago 2026

La Stazione di Barletta come fulcro di un nuovo rilancio del territorio del Nord-barese

Quelle che vogliamo raccontarvi in queste righe sono due storie che parlano di treni. E come i treni queste storie viaggiano su due binari paralleli che sembrano destinati a non incontrarsi mai. Almeno così ci hanno insegnato a scuola. C’è, però, un altro tipo di geometria, diversa da quella euclidea, nella quale due rette parallele si incontrano in un punto all’infinito: è la geometria proiettiva, meno conosciuta della prima. E se queste due storie incroceranno le loro traiettorie in un punto misterioso o se viaggeranno separate per sempre, lo scopriremo solo alla fine.

Ma andiamo con ordine. La prima storia inizia in un bel giardino, composto unicamente di ulivi, situato nello spazio antistante l’ingresso del Consiglio Regionale a Bari. Quel luogo non è fatto per passeggiare, per cercare ombra nelle afose giornate d’estate o per godere dei frutti dei suoi alberi. È un giardino della memoria. Ricorda il tragico incidente ferroviario avvenuto dieci anni fa nelle campagne tra Andria e Corato nel quale persero la vita 23 persone e altre 58 rimasero ferite. Quegli ulivi affondano le loro radici nel dolore di un’intera comunità che improvvisamente si scoprì vulnerabile e fragile, e come spesso accade, decise di aggrapparsi alla propria identità per superare i momenti più difficili.

Non staremo qui a discutere le responsabilità di quel disastro, anche perché anni di indagini hanno attribuito la tragica fatalità ad un mix di errori umani, mancati controlli e comportamenti superficiali. In queste righe vogliamo piuttosto esplorare la resilienza di un territorio che da quel giorno si è trasformato, evoluto, proteso in avanti per non doversi più guardare indietro.

All’indomani della tragedia quel tratto di linea fu inibito al traffico ferroviario e in parte lo è tutt’ora. Però intorno tutto è cambiato: al posto delle vecchie carrozze con gli interni in legno e senza climatizzazione, che d’estate si trasformavano in forni a microonde viaggianti, ora ci sono vagoni gialli dotati di ogni comfort. Al posto della vecchia linea a binario unico, la cui sicurezza era un tempo affidata esclusivamente ai sensi e alla fallibilità dell’uomo, ora ci sono occhi elettronici, sistemi di frenata automatica e tecnologie digitali capaci di vigilare su ogni centimetro del percorso. E nuove stazioni hanno preso il posto delle vecchie sale le cui pareti erano ornate di avvisi scaduti, orari obsoleti e informazioni inutili.
Dal prossimo anno si spera che l’ultima tratta Barletta-Andria possa essere ripristinata per collegare due dei tre capoluoghi di provincia e questi al capoluogo di regione.

L’altro binario è un sogno: un sogno che finalmente si realizza dal primo luglio dopo anni; ora non occorre più faticare e sudare (siamo in estate!) per far salire e scendere i propri bagagli per giungere nell’antica nostra capitale risalente a più di 150 anni, quando vi era il Regno delle Due Sicilie: Napoli. Comodamente seduti su un solo treno, con aria condizionata e spazio sufficiente per leggere il quotidiano preferito, un libro d’avventura o semplicemente chiacchierare, magari con chi davvero afferma “Stamattina vado a Napoli per un impegno, prendo un buon caffè e torno a casa prima del tramonto”, la carrozza ferroviaria di Trenitalia ci porta da Barletta (o da altra stazione importante pugliese) a Napoli in maniera diretta, senza scendere e risalire su altri treni o autobus. Le due grandi città del Sud, esclusa l’isolana Palermo, possono finalmente “abbracciarsi” in un’unica stretta, riducendo fortemente il tempo di percorrenza: all’inizio tre ore da Barletta, per ridursi in seguito. Tutto ciò grazie all’attivazione della nuova tratta Napoli-Cancello per un progetto dal costo di 1,1 miliardi di euro. Le fermate da Lecce a Napoli saranno: Brindisi, Bari Centrale, Barletta, Foggia, Benevento e Napoli Afragola. In questa maniera si riduce il gap tra Nord e Sud Italia, considerato che una linea ad alta velocità unisce già da anni Torino con Milano e Venezia, passando per Brescia, Bergamo, Verona, Vicenza e Padova ovvero le grandi città industriali.

Dopo aver mostrato il nostro biglietto al capotreno, godiamoci il viaggio e cominciamo ad immaginare questo bel caffè caldo napoletano, accompagnato da una sfogliatella, riccia o frolla con della ricotta, oppure da un grosso babà ripieno di rum.

A questo punto il lettore si domanderà: ma allora queste parallele si incontrano all’infinito oppure no? Sì e no. Queste storie si incontrano, ma non all’infinito: si incrociano proprio nella stazione della nostra città che negli anni ha visto accrescere l’offerta dei trasporti sia in numero che in qualità. Quella di Barletta è diventata una stazione di riferimento per tutta la provincia, con treni che ogni mezz’ora la collegano a Bari e treni ad alta percorrenza che ormai fanno tappa fissa. È diventata un moderno snodo urbano in cui è facile arrivare in bicicletta per prendere il treno o lasciare l'auto per salire su un autobus. È diventata una porta aperta sul mondo per tutti coloro che decidono di partire, ma soprattutto per coloro i quali scelgono il nostro territorio come luogo in cui restare e vivere.

Con la partecipazione dell’ingegnere Curci Nicola (dipendente in RFI).

Ruggiero Rutigliano

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